struttura della lettera ai romani pdf

Nonostante ciò che a volte sembra, essa è sempre buona, accettevole e perfetta (pesiamo queste parole) per il solo fatto che si tratta della Sua volontà (v. 2; Giovanni 4:34). Per l’incredulo, Gentile o Giudeo, questo giudizio è definitivo e il tribunale davanti al quale tutti compariranno un giorno rappresenta una spaventosa realtà (Apocalisse 20:11). Noi stessi sospiriamo nel «corpo della nostra umiliazione» (Filippesi 3:21). Non c’è nulla di più importante per l’uomo della sua libertà. «E non soltanto questo...» (v. 11): abbiamo il diritto di gloriarci nei doni, ma soprattutto in Colui che ce li dispensa che è Dio stesso, divenuto il nostro Dio e Padre per mezzo del Signore Gesù Cristo. Solo il vostro rifiuto può impedire al suo disegno d’amore di realizzarsi (leggere 1 Timoteo 2:4). Ma essi hanno sotto gli occhi un altro libro sempre aperto: la Creazione (Salmo 19:1). 7. Per questo le promesse fatte ad Abramo (e al cristiano) non comportano nessuna condizione; basta crederle. Se fosse così, Dio dovrebbe rinunciare a giudicare il mondo (v. 6), anzi essergli grato della sua malvagità perché questa evidenzia la Sua santità! Essa s’impossessa delle grandi verità affermate mediante la sua Parola: la morte del Signore Gesù per espiare i nostri errori, la sua resurrezione per darci una giustizia (v. 25). Ma sono i peccatori che si preparano da soli alla perdizione eterna. «Papà» (Abba in ebraico) è spesso la prima parola indistinta che pronuncia un bambino (v. 15,16; 1 Giovanni 2:13 alla fine). Ciò che segue, dal cap. Tutto è apprezzato e registrato da Colui che sa tutto nei minimi particolari. E nemmeno come se loro dovessero avere l’onore della sua presenza, bensì mettendo in rilievo il suo personale desiderio di gioire della loro presenza (v. 24 alla fine). Il suo nome di Giudeo, la legge di Mosè sulla quale fa affidamento, il vero Dio che pretende di conoscere e di servire (v. 17), tutto questo stabilirà certamente la sua superiorità sugli altri accusati e lo farà assolvere... Invece no. Ha voluto fare anche di voi un «vaso di misericordia». Per essere salvati, bisogna cominciare col riconoscersi colpevoli, ossia dichiararsi d’accordo con la sentenza divina pronunciata nel capitolo precedente. Uno dopo l’altro, gli accusati compaiono davanti al Giudice supremo. L’apostolo si mette al posto d’un simile credente (se non fosse tale, da un lato non dovrebbe affrontare queste lotte, dall’altro non troverebbe il suo piacere nella legge di Dio; v. 22), e ci dipinge la sua disperazione. Gli accusati, senza alcuna eccezione, sono riconosciuti colpevoli, condannati dalla legge alla pena di morte (v. 19). Così lo Spirito di Dio, simile al procuratore in un tribunale, fa leggere davanti a questo accusato giudeo tutta una serie di versetti irrefutabili tratti dalle Sue Scritture (v. 10-18). Ma il desiderio ardente dell’apostolo restava lo stesso: che la gelosia del popolo giudaico nei confronti dei nuovi beneficiari della salvezza (gelosia di cui lui stesso aveva tanto sofferto: Atti 13:45; 17:5; 22:21,22) incitasse questo popolo a ricercare la grazia che, fino a quel momento, aveva disprezzato (v. 14; cap. «Quanto sono belli... i piedi del messaggero di buone novelle», scriveva già il profeta (Isaia 52:7). I v. 9 e 10 ci ricordano che la fede del cuore e la confessione con la bocca sono inseparabili. Con la massima incongruenza, essi si gloriavano d’avere la legge (cap. Eppure questa è una completa illusione. Fin qui abbiamo visto ciò che Dio ha fatto per noi. al momento della conversione, queste stesse membra cambiano proprietario. Il libro degli Atti ci ha mostrato come i cristiani usciti dal giudaesimo stentassero a liberarsi dalle forme della loro religione. Non tutti i discendenti d’Abramo erano d’altronde figli della promessa. Ma, prima di servire, è necessario che la nostra intelligenza rinnovata giunga a discernere la volontà del Signore (leggere Colossesi 1:9,10). Questo, però, non era più un problema vivo dopo la fine del primo secolo, quando, in pratica, la cristianità era costituita da non-ebrei. E l’apostolo si ferma con adorazione di fronte a questi consigli insondabili di Dio, questa «profondità della ricchezza e della sapienza e della conoscenza di Dio» (v. 33). Nei versetti da 1 a 8 si trattava del nostro servizio per Dio; i versetti da 9 a 16 enumerano principalmente i nostri doveri nei confronti dei nostri fratelli, mentre dal versetto 17 al versetto 21 è considerata la nostra responsabilità nei riguardi di tutti gli uomini. Ma Dio non ha cercato di migliorare la discendenza di Adamo. Ma aggiungeva: «Se dunque il Figliuolo vi farà liberi, sarete veramente liberi» (Giovanni 8:34,36). Dio che condanna o l’accusato che si difende? 2), è il Giudeo ad essere chiamato alla sbarra. Sì, se ogni riscattato volesse essere, nel luogo in cui il Signore lo manda, un messaggero pieno di fervore, gli appelli dell’evangelo risuonerebbero fino agli estremi confini del mondo (v. 18). «Non v’è distinzione» abbiamo letto (cap. Prima di spiegare come Dio giustifica il peccatore, l’apostolo dimostra che tutti gli uomini sono colpevoli davanti a Dio. 1:18): un cammino senza legge e senza freni secondo i capricci della propria volontà (1 Giovanni 3:4). Ma ecco l’avvocato, cioè Cristo, intervenire in favore di coloro che, Giudei o Gentili, l’hanno scelto per fede. Invece sono pienamente responsabile se esiste un cartello: Vietato toccare. Questi versetti sono stati paragonati ai vani sforzi d’un uomo impantanato in una palude. I sospiri di tutti gli oppressi salgono verso il gran Giudice (Lamentazioni 3:34-36). 1), poi quella dell’uomo morale e civilizzato (inizio del cap. 6:23). Siamo infatti divenuti figli di Dio, e il nostro Padre non ammette che siamo assoggettati. Con toccante umiltà, Paolo non annuncia la sua visita ai Romani come se le sue esortazioni fossero loro necessarie, ma al contrario riconoscendo la loro capacità di esortarsi l’uno con l’altro (v. 14). Un tale spiegamento dei consigli eterni di Dio lascia il riscattato senza parole. Ora siamo in Cristo Gesù, e camminiamo «secondo lo Spirito» (v. 4). Nessuno vi accede con la scala della propria giustizia: sarà sempre insufficiente. Dio è per lui; quale nemico si azzarderebbe ancora a toccarlo? Una meravigliosa pace segue i tormenti del cap. Questa può anzi considerarsi conclusa per quel che riguarda l’Oriente (15:19). La mia morte con Cristo (v. 6) toglie al peccato ogni forza ed ogni autorità su di me. Risvegliamoci, amici; non è il momento di dormire. Basti pensare alle lacrime del Signore Gesù su Gerusalemme colpevole (Luca 19:41), dolore al quale l’apostolo fa un’eco straziante nei v. 2 e 3. Ora desidera guardare a … (v. 19). Un solo debito dobbiamo avere: l’amore, dal quale non ci si può sdebitare, perché risponde all’amore infinito di Dio per noi. E quanto più responsabili sono oggi i cristiani che possiedono tutta la Parola di Dio! Paolo non aveva ancora visto credenti di Roma. Contiene tutta la verità in Cristo. Tuttavia i diversi servizi posti davanti a noi, benevolenza, ospitalità (v. 13) ecc... devono riassumersi tutti nell’espressione «servendo il Signore» (e non la nostra reputazione). Possiamo forse dubitare che il Suo amore non abbia prima fatto tutto il possibile verso Esaù come verso il suo popolo Israele? 3:9), che questo regnava su di me (cap. È anche «l’Iddio della speranza» e vuole che in questa abbondiamo (v. 13). Ciò che Dio si aspetta dalla nostra fede è l’ubbidienza (v. 19 e fine del 26), e ciò che la nostra fede può aspettarsi da Lui, mediante «Gesù Cristo» è la potenza (v. 25), la saggezza (v. 27) e la grazia (v. 20,24). Atti 4:19; 5:29). Esaù, per esempio, essendo profano, benché fratello gemello di Giacobbe, non ha potuto ereditare la benedizione. Ma, condizione indispensabile per un servizio utile, è pieno d’amore per loro e, prima di tutto, per Colui che sta per annunciare: Gesù Cristo. Nel momento in cui Dio l’ha giustificato, egli era ancora simile ai pagani. Ebbene! Assolto, giustificato, il credente lascia esplodere la sua gioia (v. 1). È per questo che la terribile sentenza «per certo morrai», già annunciata da Dio prima della caduta dell’uomo (Genesi 2:17), viene confermata: «Il salario del peccato è la morte» (cap. Non esiste nessuna circostanza nella quale non possiamo e non dobbiamo comportarci da cristiani. Chi mi libererà da questo corpo di morte? Da sempre il Signore si è riservato un residuo fedele che rifiuta di piegarsi di fronte agli idoli del mondo. Si penserà forse che i pagani siano scusabili, in quanto non possiedono la Parola scritta. Sublime catena dei consigli divini che unisce l’eternità passata all’eternità futura e che dà un senso al momento presente. E se loro non l’hanno fatto, chi potrebbe pretendere di farlo? Questa lettera è stata scritta molto tempo prima del drammatico viaggio raccontato alla fine degli Atti. È dunque indispensabile che questa Parola efficace sia proclamata attraverso il mondo. Egli si presenta a testa alta. Ora si tratta di «coloro che annunciano la pace», perché i riscattati a loro volta diventano dei predicatori. Il Signore si è acquistato tutti i diritti sulla nostra vita. Dato che la grazia abbonda e le nostre ingiustizie non servono che a farla brillare di più, approfittiamone per lasciarci andare a tutti i capricci della nostra volontà carnale (v. 1 e 15). Il v. 9 ci offre un esempio di ciò che possono essere questi idoli citando i piaceri della tavola che diventano una trappola per gli increduli e, aggiunge il Salmo 69:22, «quando si credon sicuri» è per loro un tranello. Bisognava che la chiesa di Roma non potesse vantarsi, in seguito, d’esser stata fondata da un apostolo per elevarsi al di sopra delle altre assemblee, come non ha mancato, purtroppo, di fare più tardi. Ma la maggioranza di loro non ha voluto riconoscere né onorare il suo Autore e ha trascurato di rendergli grazie, che è un dovere di ogni Sua creatura. Il suo soggetto è infatti l’evangelo perché, prima di ricevere un insegnamento cristiano, è necessario innanzi tutto diventare cristiani. La firma di una persona che rispettiamo ha per noi più valore di quella d’uno sconosciuto e garantisce i suoi impegni. LA LETTERA DI PAOLO AI ROMANI a cura di Salvatore Ricciardi A. Ma possiamo immaginare il figlio prodigo, che dopo aver visto l’accoglienza riservatagli dal padre, desideri tornare nel paese lontano dicendo: «Intanto ora so che sarò sempre ricevuto a casa ogni volta che vorrò tornarci»? Ma che grazia nella «voce divina» (v. 4)! Rischia dunque di perdere la salvezza? Queste sono le due grandi verità che colgo per fede. v. 21; 1 Pietro 4:3), aver lavorato per Satana, l’impostore pronto a negoziare un tragico salario: la morte, che Cristo ha subito al nostro posto (v. 23). Per dimostrare meglio che la salvezza per grazia non ha alcun rapporto con le pretese carnali e «il vanto» del popolo giudeo (cap. Questi errori si riprodurranno, al momento della tiratura, in ogni esemplare. Chi ha la passione del gioco, disprezzerà il bevitore e questi guarderà un bandito con senso di superiorità. Il cristiano, che utilizza i servizi pubblici assicurati dallo Stato, deve comportarsi da buon cittadino, pagare le tasse (v. 7), rispettare le leggi e gli ordinamenti: polizia, dogana, ecc... «Non abbiate... debito con alcuno» (v. 8) è un’esortazione da non dimenticare ai nostri giorni, in cui avere dei debiti è entrato nelle abitudini! Ma l’accusato potrebbe avanzare un altro argomento: Io non nego la mia ingiustizia, ma questa mette in risalto la giustizia di Dio; in fondo è utile. Una parte dei suoi rami è stata troncata «per la loro incredulità» (v. 20) e al loro posto sono stati innestati dei rami provenienti dall’ulivo selvatico che raffigura le altre nazioni.

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